A Prato c'è un momento in cui la piazza del Duomo si riempie, il traffico si ferma e tutti guardano nella stessa direzione: l'angolo destro della facciata, dove sporge il pulpito di Donatello e Michelozzo. È l'ostensione della Sacra Cintola, e si ripete cinque volte l'anno da secoli.
Cos'è la Cintola
Secondo la tradizione, la Cintola è la cintura della Vergine, giunta a Prato nel XII secolo e conservata da allora nella cattedrale. Intorno a questa reliquia si è costruita l'identità religiosa e civile della città: la cappella che la custodisce, il ciclo di affreschi di Agnolo Gaddi che ne racconta la storia, e il pulpito esterno progettato apposta per mostrarla alla folla.
Il pulpito è la prova architettonica dell'importanza del rito: nel Quattrocento si commissionò a Donatello e Michelozzo un'opera destinata a essere usata cinque volte l'anno, e soltanto per quello.
Quando si ripete
Il calendario delle ostensioni segue le grandi ricorrenze liturgiche e ritorna uguale ogni anno: Pasqua, il primo maggio, il quindici agosto, l'otto settembre e il giorno di Natale. L'ostensione dell'otto settembre, festa della Natività della Vergine, è quella più sentita: è accompagnata dal Corteggio Storico e dalle celebrazioni che animano l'intero centro storico.
Come si vive
L'ostensione dura pochi minuti. La reliquia viene portata sul pulpito esterno e mostrata alla piazza: non è uno spettacolo, è un rito religioso, e il tono resta quello. Chi assiste da turista é il benvenuto, purché si comporti di conseguenza - silenzio, rispetto, niente invadenza con le fotocamere.
Se capitate a Prato in uno di questi giorni, vale la pena esserci: è il momento in cui si capisce meglio il rapporto fra questa città e la sua cattedrale.
Dove mettersi
La piazza si riempie, quindi conviene arrivare in anticipo. Dagli appartamenti di Via Adriano Zarini sono poco più di un chilometro: nei giorni di ostensione, andare a piedi è senz'altro la scelta più comoda.
La storia della reliquia
La tradizione racconta che la Cintola arrivò a Prato nel XII secolo, portata da un mercante pratese di ritorno dalla Terrasanta. Da quel momento la reliquia diventa il centro della vita religiosa cittadina, e la sua custodia una questione civile oltre che ecclesiastica.
La cappella che la conserva, chiusa da una cancellata, è decorata dal ciclo di affreschi di Agnolo Gaddi che ne racconta la vicenda. La reliquia è protetta da più chiusure, le cui chiavi sono storicamente ripartite fra autorità religiose e civili: un dettaglio che dice molto su quanto la Cintola appartenga alla città intera e non solo alla cattedrale.
Perché un pulpito all'esterno
Il problema, nel Quattrocento, era pratico: la folla che si radunava per l'ostensione non sarebbe mai entrata in chiesa. La soluzione fu costruire un pulpito sull'angolo della facciata, sporgente sulla piazza, e affidarne il progetto a Donatello e Michelozzo.
Quello che si vede oggi in facciata è una copia: i pannelli originali, con la celebre fascia di putti danzanti, sono conservati al museo accanto alla cattedrale, al riparo dagli agenti atmosferici.
Se non capitate in una delle cinque date
Non è un viaggio sprecato. La cappella della Sacra Cintola si visita comunque, con il ciclo di affreschi di Agnolo Gaddi che ne racconta la storia, e il pulpito esterno resta lì, sull'angolo della facciata, visibile in qualunque momento dalla piazza.
Anzi: guardarlo in un giorno qualsiasi, con la piazza vuota, aiuta a capire meglio la sproporzione fra quell'oggetto architettonico e la sua funzione — usato cinque volte l'anno, per pochi minuti, e progettato da Donatello.
Nei giorni di festa, meglio essere già in città
Siamo a poco più di un chilometro dal centro storico: nei giorni di maggiore afflusso si arriva a piedi, senza pensare al parcheggio.